Va un diplomatico, giusto un osservatore spedito per cortesia. No, no, contrordine di Giorgia Meloni in persona: al vertice di Rubio sulla lotta al terrorismo rosso andrà un sottosegretario agli Interni, Nicola Molteni, leghista di stretta osservanza salviniana. Macchè, Molteni non si muove da Roma, parola appunto di Salvini. Allora troviamo qualcun altro! Chi? Emanuele Prisco, che è sempre sottosegretario agli Interni, però tricolore e di assoluta fede meloniana.

SARÀ DUNQUE PRISCO a rappresentare l’Italia al summit convocato per giovedì a Washington dal segretario di Stato Rubio. Obiettivo: allargare al mondo la crociata anticomunista annunciata sin da ottobre da Trump, ma dispiegatasi in pieno solo con il discorso del 4 luglio. In patria se ne occuperà Sebastian Gorka, già spalla di Bannon e sospetto di legami stretti con l’estrema destra ungherese, Paese da cui proviene. Ma la piovra “antifa” è ovunque e ovunque rappresenta una minaccia per l’America. Avvalorare quella visione significa pertanto esporsi a intromissioni americane di ogni tipo. Anche per questo l’intera Europa ha accolto con gelo e fastidio l’invito di Rubio.

Tra i 60 paesi destinatari del cortese invito solo due hanno per ora non solo annunciato l’adesione ma anche indicato un rappresentante del governo: l’Argentina di Milei e l’Italia di Meloni. I grandi Paesi europei non hanno fatto sapere niente. È possibile che alcuni, debitamente pressati, mandino alla fine un rappresentante, probabilmente un diplomatico in veste di osservatore. La stessa postazione defilata, trattandosi esplicitamente di «vertice ministeriale», sulla quale fino a sabato era deciso ad attestarsi anche il governo italiano. Poi è arrivata la telefonata di Meloni, forse dovuta a un suo ripensamento, più probabilmente perché messa alle strette dal Dipartimento di Stato americano, ed è cambiato tutto. In entrambi i casi il significato del cambio in corsa è identico. Rubio, tra i pezzi da novanta dell’amministrazione Trump, è quello che più si spende per limitare almeno i danni dello strappo col presidente. Meglio evitare di perdersi anche lui per uno sgarbo.