Per anni abbiamo immaginato che le innovazioni di frontiera, con qualche ritardo, si sarebbero diffuse nel resto del mondo. L’intelligenza artificiale suggerisce uno scenario diverso: la competizione non riguarda solo la produzione di nuova conoscenza, ma il controllo dell’accesso a quella conoscenza. Per questo non bastano le regolamentazioni dell’Unione europeaPer oltre trent’anni abbiamo pensato che la conoscenza fosse il bene più globale di tutti. Le idee attraversavano i confini con facilità crescente, i ricercatori costruivano reti internazionali, il software veniva sviluppato in un Paese e utilizzato in molti altri. La globalizzazione riguardava i commerci e la finanza, ma anche la ricerca scientifica e l’innovazione. L’intelligenza artificiale sembrava il punto di arrivo di questo processo. Da qualche tempo i segnali vanno nella direzione oppostSandro TrentoeconomistaSandro Trento, economista, è professore ordinario di economia e gestione delle imprese e direttore della School of Innovation nell’Università di Trento. In precedenza, è stato dirigente nel Servizio Studi della Banca d’Italia e direttore del Centro studi Confindustria. È stato editorialista e ha pubblicato vari saggi, tra i suoi lavori: “Capitalismo carismatico. Il potere dei fondatori e la sfida alla democrazia”, in uscita per Bocconi University Press, 2026.