Quando si parla di intelligenza artificiale in Europa, il primo riflesso è sottolineare come un approccio troppo normativo e regolatorio – come quello che molti imputano all'Eu AI Act che pure è in parziale revisione – rischi di soffocare il potenziale dell'innovazione. Ma non è certo l'unico problema da risolvere.Sulla capacità di convertire la ricerca in capacità brevettuale, ad esempio, c'è ancora molto da fare come confermano i dati presentati nell'ambito dell'evento Lens - Digitale e Intelligenza Artificiale: una priorità strategica per Italia e Europa, di scena a Milano a Palazzo Mezzanotte il 17 marzo, organizzato dagli Osservatori Digital Innovation in collaborazione con l'ufficio del Parlamento Europeo e la Rappresentanza della Commissione Europea a Milano, per un confronto sui temi della trasformazione digitale.Solo il 3% dei brevetti totali è europeo (dato al 2023, ndr), contro il 14% degli Usa (su un totale di circa 123 mila brevetti); gli investimenti privati in startup AI nel 2024 in Europa toccano quota 19 miliardi mentre sono 109 quelli negli Stati Uniti. Il gap di investimenti finisce per colpire anche il capitale umano che dopo essersi formato nella Vecchia Europa preferisce fare le valigie e migrare in altre aree geografiche, diventando così un asset per le economie concorrenti.Sempre secondo i dati della ricerca degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, il 76% delle aziende europee incontrano ostacoli nell'assumere e trattenere talenti in ambito AI, sebbene la richiesta stia fisiologicamente crescendo. Il confronto tra realtà, tanto più con quella statunitense e cinese, deve tener conto delle diversità strutturali, a partire da quelle dimensionali delle rispettive economie, che esistono. Tuttavia, il momento per riflettere su alcune dinamiche, e in particolare “sovranità e dipendenza” è adesso.Vincere le partite possibiliIn una fase in cui il caso Anthropic scuote le coscienze e mette in risalto ancora una volta i rischi di un confronto asimmetrico tra chi innova e chi vuole utilizzare (senza limiti) l'innovazione, Lens ha messo al centro una riflessione su una via europea per l'intelligenza artificiale che possa tenere in equilibrio potenza tecnologica, crescita economica e responsabilità morale, sottolineando opportunità e rischi dell'enabler per eccellenza.Nel gap tra ricerca e ricadute industriali finisce per consolidarsi proprio quella dipendenza da modelli extra-Ue che in teoria si vorrebbe vincere. Il quadro regolatorio resta un elemento in chiaroscuro, che se orienta in termini di divieti lo fa anche sui criteri di trasparenza. Tuttavia, è tempo di vincere le partite possibili, come quelle delle leadership europea in applicazioni AI verticali nei settori strategici o la valorizzazione come differenziatore competitivo della Trustworthy AI. Ma anche di aggiungere al mosaico del modello competitivo altre tessere oltre alla regolamentazione, come le AI Factories, l'integrazione dei capitali, l'utilizzo dell'AI in tutte le verticali dell'economia europea, come sottolineato da Brando Benifei, parlamentare europeo e co-relatore dell'AI Act.Se l'AI spinge la crescita del cloud, anche in questo ambito si pone il tema della dipendenza da fornitori extra europei. L’82% del mercato del continente (pari a 112 miliardi di euro) è controllato da hyperscaler e attori Usa; il 54% delle grandi realtà europee lamenta limiti di innovazione e velocità di aggiornamento delle offerte dei provider europei; il 37% delle grandi aziende italiane sta valutando la “repatriation” dei workload critici verso cloud europei. E anche laddove nascono infrastrutture sul continente come i data center bisogna guardare al passaporto dei capitali (il 45% degli investimenti previsti in Italia nei prossimi tre anni, afferma la ricerca, proviene dai tre hyperscaler cloud americani).Correttivi e riequilibri di una situazione sbilanciata a favore della dipendenza da attori e provider extra europei sembrano necessari: come sottolineato da Andrea Rangone, co-founder degli Osservatori Digital Innovation, "il digitale è diventato il sistema nervoso che consente il funzionamento di qualsiasi attività della società civile, dell’economia, delle istituzioni e della politica. Per questo motivo, la sovranità digitale diventa un tema strategico per l’Italia e per l’Europa: non possiamo permetterci di non governare appieno questo sistema nervoso, di dipendere eccessivamente da scelte politiche ed economiche di altre aree geopolitiche. È necessario compiere ora scelte strategiche per poterne riprendere il controllo: rafforzare le infrastrutture digitali, sviluppare competenze e creare un ecosistema dell’innovazione integrato tra ricerca, industria e istituzioni. Questa deve essere la priorità per Italia e Europa”. Ma in che modo?L'evento Lens degli Osservatori Digital Innovation, a Milano