Mentre nelle istituzioni della Ue si arrovellano per escogitare intralci ed ostacoli che possano più efficacemente e assurdamente impedire la diffusione dell’Intelligenza Artificiale (IA) nell’economia europea, una nuova ondata di innovazioni sta per travolgere gli ultimi scampoli del vetusto tran-tran.

Governi nazionali e burocrazia europea, uniti nelle strenue battaglie di retroguardia, si ostinano a ragionare secondo i paradigmi industriali degli anni 60 e 70 rivelatisi già obsoleti negli anni 80. Cionondimeno, ebbri di vaneggiamenti popolati di direttive, sussidi, fondi di coesione e welfare europeo si interrogano con genuino stupore sulle cause dell’arretratezza dell’Europa e sulla sclerosi della sua economia, mentre il Rapporto Draghi, intonso, fa bella mostra nelle meeting room.

Insomma, le classi dirigenti europee ancora faticano a comprendere appieno l’impatto della rivoluzione tecnologica che ha sovvertito l’economia globale a partire dagli anni 90 e navigano bendati in una nebbia fitta con una bussola ideologica e manageriale fracassata.

I più ardimentosi si crogiolano nell’illusione che una manciata di investimenti e prebende pubbliche, finanziate a debito, resusciteranno la crescita impetuosa dell’immediato dopoguerra. In questo piccolo mondo antico, che ha affidato le strategie sull’innovazione ai legulei, stanno per essere demoliti i residui fortini dell’industria tradizionale. L’integrazione di IA generativa e stampa 3D è sul punto di rivoluzionare la manifattura industriale.