L’Unione europea ha messo nero su bianco un punto che fino a poco tempo fa circolava soprattutto tra addetti ai lavori: sull’intelligenza artificiale di frontiera, quella dei modelli più avanzati, l’Europa rischia di restare un mercato di sbocco più che un centro di sviluppo. È il messaggio che attraversa il rapporto del primo European Expert Forum on Frontier AI, convocato dall’AI Office della Commissione nell’aprile 2026 con oltre cento esperti, e pubblicato a luglio.Il documento non esprime una posizione ufficiale della Commissione, ma fotografa con chiarezza il problema politico ed economico: i modelli più potenti sono oggi concentrati soprattutto negli Stati Uniti, con la Cina come secondo polo e una presenza europea ancora ridotta. Il rapporto parte da una constatazione semplice. In pochi anni i modelli di AI sono passati da difficoltà su compiti elementari di matematica e programmazione a prestazioni che, secondo gli esperti interpellati, in diversi ambiti si avvicinano o superano quelle umane. Da qui discende un cambio di scala: l’AI non è più soltanto una tecnologia digitale fra le altre, ma un’infrastruttura strategica che tocca produttività, difesa, ricerca scientifica, industria, cybersicurezza e servizi pubblici. Per Bruxelles, il rischio non è solo perdere quote di mercato. È perdere capacità di scelta, accesso e controllo.Indice degli argomenti:
AI di frontiera, l’Europa accelera tra ritardi e rischi - AI4Business
Il report Ue sull’AI di frontiera avverte: Europa in ritardo su compute, capitali e talenti. I prossimi due anni saranno decisivi







