di
Giusi Fasano
New York Times e Haaretz hanno pubblicato la ricostruzione dettagliata di una lunga inchiesta di cui erano già stati svelati particolari un paio di mesi fa. Il piano israeliano prevedeva anche di armare e addestrare le forze curde in Iraq e altre minoranze capaci di destabilizzare il sistema di Teheran
DALLA NOSTRA INVIATA TEL AVIV - Una storia di segreti che più segreti non si può. Cominciata male e, a quanto pare, finita peggio. La raccontano da due fronti diversi il New York Times e Haaretz, che ieri hanno pubblicato in contemporanea la ricostruzione dettagliata di una lunga inchiesta di cui era già stato raccontato qualche passaggio un paio di mesi fa.Siamo in Iran. È il 2022 e c’è quell’ex presidente del Paese, Mahmoud Ahmadinejad, che si sta facendo notare da Israele per le sue posizioni sempre più critiche contro il regime degli ayatollah. Proprio lui, uno fra i più feroci antiisraeliani sulla faccia della Terra, uno che aveva sempre negato l’Olocausto, uno che «Israele è un ‘entità satanica», «a morte tutti i sionisti» e cosucce del genere... Ecco. Proprio lui, da quando aveva lasciato il potere, nel 2013, aveva fatto passi indietro che gli 007 di Gerusalemme ritenevano «sorprendenti». Per esempio sul nucleare nel suo Paese: un programma, andava dicendo, nato come risorsa e diventato un peso.A lungo sorvegliato speciale, Ahmadinejad quel 2022 diventò improvvisamente una figura da avvicinare come possibile uomo al servizio del Mossad. Che in effetti lo avvicinò, e non poco se — come si scopre adesso — prima degli attacchi congiunti con gli Stati Uniti, il 28 febbraio, Israele lo scelse per piazzarlo al comando dell’Iran. O almeno: lì lo avrebbe voluto se il popolo iraniano avesse avuto la forza di sollevarsi contro gli ayatollah e se il regime fosse stato rovesciato, come speravano Gerusalemme e Washington.Non solo. Il pacchetto dei sogni israeliani prevedeva anche di armare addestrare le forze curde in Iraq e altre minoranze capaci di destabilizzare il sistema iraniano. Niente di tutto questo si è verificato. L’eliminazione di Khamenei e degli altri uomini di primo piano del potere non è bastata alla sollevazione popolare, i curdi non hanno sparato un colpo né aperto alcun fronte e il regime iraniano si è dimostrato più tenace e resistente di quanto fosse stato messo in conto. Così oggi gli ayatollah sono saldi al loro posto, la strategia del Mossad è risultata perdente e la sorte di Ahmadinejad è incerta: forse è agli arresti domiciliari controllato dai pasdaran (come rivelano alcune fonti al New York Times) o forse è in qualche angolo segreto dopo essersi fatto vedere, l’altro giorno, ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei.Torniamo indietro al 2023, l’anno del primo contatto fra lui e gli 007 israeliani. Non era in nessun pensiero il rovesciamento del regime iraniano, Israele era troppo impegnato contro Hezbollah e Hamas, specie dopo il 7 ottobre. L’inchiesta rivela che il contatto avvenne in Guatemala, dove lui partecipò a una conferenza sull’ambiente. E fu per lo stesso motivo — una conferenza sui cambiamenti climatici — che Ahmadinejad si presentò in Ungheria a Budapest nel 2024. In realtà la conferenza era un’occasione organizzata per un incontro segreto con l’intelligence israeliana, come conferma il rettore dell’Università che organizzò l’evento, Gergely Deli. E poi, nel tempo, ci sarebbero stati altri incontri e contatti e diversi pagamenti al suo portavoce, Ali Akbar Javanfekr.APPROFONDISCI CON IL PODCASTA sovrintendere tutto l’allora capo supremo del Mossad, David Barnea, che avrebbe partecipato direttamente all’incontro di Budapest e che ideò e difese il piano su Ahmadinijad anche a costo di scontri con alte sfere militari israeliane. Per esempio - racconta Haaretz - il piano non convinceva il generale di divisione Shlomi Binder, capo dell’intelligence militare delle Forze di Difesa Israeliane (IDF): fece un rapporto che dava scarse possibilità di successo. Il generale di brigata Ofir Mizrahi Rosen, capo della divisione di ricerca dell’intelligence militare, fu l’autore di un altro documento che metteva in dubbio l’operazione. Tzachi Hanegbi, all’epoca consigliere per la sicurezza nazionale, si ritirò dai preparativi perché riteneva il piano una fantasia irrealizzabile. Tre giorni prima dell’ora X (cioè dell’attacco Usa-Israele contro l’Iran) il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Eyal Zamir, ordinò la sospensione di ogni attività sull’operazione Ahmadinejad.Ma si decise di procedere lo stesso. E il premier Benjamin Netanyahu? Secondo la ricostruzione del New York Times fu Netanyahu stesso a proporre il piano a Trump, indicando esplicitamente Ahmadinejad come «l’uomo giusto» per sostituire Khamenei una volta ucciso. Ma nell’inchiesta si racconta anche lo «shock all’interno del Gabinetto di Netanyahu» quando emerse il progetto. In ogni caso. Dopo l’attacco e l’uccisione della Guida Suprema fu presto chiaro che il piano non avrebbe funzionato.Ahmadinejad, che nel frattempo era già finito nel mirino delle Guardie della rivoluzione per le sue critiche al regime e la sua sospetta vicinanza con i nemici esterni. Si muoveva con un gruppo di uomini come guardie del corpo, ma in realtà pasdaran che di fatto lo tenevano agli arresti domiciliari. Il primo giorno dell’attacco all’Iran, il 28 febbraio, un raid israeliano colpì l’apparato di sicurezza fuori dalla sua abitazione: era un piano per uccidere i suoi guardiani, prelevarlo e portarlo al sicuro, come poi è avvenuto. È rimasto un fantasma da allora a settimana scorsa, quando è stato visto e fotografato, appunto, ai funerali della Guida Suprema Alì Khamenei. Il resto di questa storia, compresa la sua sorte, è ancora da scrivere.












