Il piano israeliano per portare Mahmoud Ahmadinejad al vertice dell’Iran sembrava perfetto sulla carta: sfruttare l’ambizione dell’ex presidente della Repubblica, alla guida del Paese dal 2005 al 2013, e ormai emarginato dalla cerchia del capo supremo Ali Khamenei, per attribuire un volto iraniano a un cambio di regime concepito e sostenuto dall’esterno. L’operazione è fallita nel momento decisivo. Dopo essere stato sottratto alla sorveglianza dei Guardiani della Rivoluzione e trasferito in una casa sicura del Mossad, Ahmadinejad si è allontanato misteriosamente dal proposito, mentre l’offensiva delle milizie curde che avrebbe dovuto aprire un fronte interno non è mai cominciata. Senza defezioni nell’apparato di sicurezza e senza una base territoriale, Israele si è ritrovato con un candidato alla successione, ma senza gli strumenti per insediarlo. Il New York Times ha ricostruito che cosa è andato storto nei piani di Gerusalemme, raccontando dettagli finora sconosciuti di un piano la cui esistenza era stata rivelata dallo stesso quotidiano a maggio. L’operazione era stata pianificata anni prima ed è tramontata il 28 febbraio, nei primi giorni della guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.