di Valentina Rossi
Considerato uno dei cereali più antichi coltivati dall’uomo, il farro è oggi sempre più usato in insalate, paste e prodotti da forno. Ricco di fibre, può favorire sazietà, regolarità intestinale e controllo della glicemia
Farro e grano: simili ma non uguali. Possiamo descrivere il farro come una forma antica di frumento, mentre chiamiamo «grano moderno» le specie botaniche di frumento selezionate nel tempo dagli agricoltori per massimizzare la resa e facilitare la lavorazione industriale. Simili perché sono tutti «frumenti», ma con differenze importanti nella struttura del chicco, nella lavorazione e, in parte, nel profilo nutrizionale.
Non è finita qui: ci sono diverse specie di farro. Tra queste il farro monococco o piccolo farro, considerato il più antico frumento coltivato dall’uomo. Oggi è sempre più presente sulle tavole italiane e in effetti merita di essere inserito all’interno di un’alimentazione salutare, soprattutto quando viene consumato in versione integrale o decorticata (il farro perlato viene raffinato, per cui risulta nutrizionalmente meno ricco). Il farro integrale contiene carboidrati complessi, una quota proteica interessante, un buon contenuto di fibre, minerali e antiossidanti. In particolare, la fibra risulta benefica per la regolarità e la salute intestinale, la regolazione della glicemia dopo i pasti, il controllo del colesterolo e l’aumento del senso di sazietà, utile per chi necessita di perdere peso. Il farro contiene glutine per cui non è adatto alle persone con celiachia.








