C'è un momento, nelle sere d'estate, in cui il corpo umano smette di essere soltanto un corpo e diventa un faro biologico. Respira, emette anidride carbonica, disperde calore, rilascia molecole odorose attraverso la pelle. Per noi è normale fisiologia; per una zanzara, è una mappa. E non sta volando a caso: quando ci individua, spesso ci ha già "letto" da lontano, non come un volto ma come una combinazione precisa di CO2, temperatura, umidità e odore cutaneo. Basta questo perché un insetto minuscolo trasformi una cena all'aperto in una caccia di precisione.
La prima cosa da chiarire è che a pungere sono solo le femmine. I maschi si nutrono di sostanze zuccherine vegetali; le femmine, in molte specie, ricorrono al pasto di sangue perché è la proteina che serve a far maturare le uova. Quella che viviamo come una puntura fastidiosa è, per l'insetto, un passaggio decisivo del ciclo riproduttivo.
Come ci trovano
Le zanzare non si affidano a un solo senso, ma a un sistema di segnali che si sommano. Il primo richiamo è la CO2 che espiriamo: secondo il NIH MedlinePlus Magazine alcune specie la percepiscono da oltre nove metri di distanza, una soglia coerente con quanto riportato comunemente dalla divulgazione scientifica. Intercettata questa scia, entrano in gioco calore corporeo, umidità della pelle e segnali visivi: alcuni studi indicano che, dopo l'attivazione da parte della CO2, le zanzare diventano più sensibili alle lunghezze d'onda associate ai colori della pelle umana, in particolare rosso e arancione. L'odore accende la ricerca, la vista la affina. Ecco perché sembrano comparire "all'improvviso" appena ci si siede in giardino: il processo di localizzazione, in realtà, è già partito prima che ce ne accorgiamo.









