Un territorio che accetta la propria incoerenza accetta di essere contemporaneo. La contemporaneità è fatta di ibridazioni e mescolanze, sfumature, perché anche i luoghi cambiano. L’incoerenza, allora, diventa la prova che un territorio respira, che si lascia attraversare dal tempo senza restare prigioniero di una sola immagine.
Il turismo rigenerativo nasce proprio quando l’incoerenza diventa progetto. Per raccontare questo passaggio servono voci capaci di cogliere contrasti e stratificazioni, come accade nella letteratura. Francesca Giannone ha portato nella narrativa una Puglia rurale, familiare, attraversata dal lavoro, dalla memoria e dal desiderio di emancipazione. Alessandro Leogrande ha guardato Taranto e Bari come porti morali del Mediterraneo, luoghi in cui accoglienza, emigrazione, industria, lavoro e ferite civili convivono nello stesso paesaggio. Nicola Lagioia ha restituito Bari come città inquieta, viva, contraddittoria, capace di tenere insieme quartieri storici, modernità, ombre, energie creative, mercati, voci, desideri.
Questi sguardi narrativi ci insegnano che un territorio diventa interessante quando smette di farsi ridurre a un’immagine sola.
Si potrebbe immaginare un Manifesto del turismo incoerente.







