Il turismo è investito da una trasformazione profonda. La sostenibilità principio guida da tre decenni, anche a causa delle pressioni dovute alla crisi del clima, non basta più. Il concetto chiave è “turismo rigenerativo”. Un approccio che va oltre la sostenibilità e che non si limita a minimizzare gli impatti negativi, ma a rigenerare ecosistemi e comunità locali.

Di “viaggiatori responsabili” si parla dal 1999, da quando è stato approvato il Codice Etico Globale per il Turismo promosso dalle Nazioni Unite che ha fornito le basi per il cambiamento. Poi dieci anni dopo grazie ai criteri del Global Sustanable Tourism Council (GSTC) hotel, tour operator e destinazioni interessate a diminuire la propria impronta ecologica hanno dovuto adeguarsi a standard ben precisi. In questi anni nascono, tra le altre iniziative, anche il “marchio di qualità ecologica”, i programmi di riduzione dei rifiuti, i divieti di fumo sulle spiagge, i modelli “plastic free”, mentre si moltiplicano i sentieri di trekking e le piste ciclabili. Nel frattempo però sono cambiati il clima e i territori e il modello di turismo è entrato di nuovo in crisi. Infrastrutture e attrazioni naturali danneggiati da eventi meteorologici estremi, l'innalzamento dei mari che minaccia i siti del patrimonio costiero, l’overtourism che spinge comunità ed ecosistemi al limite, hanno imposto un nuovo sistema di ospitalità e di viaggio. Un nuovo modo di progettare anche le infrastrutture.