Ha vinto Sinner, vabbè, non era difficile prevederlo. Ma soprattutto hanno vinto loro, i telecronisti del tennis che al confronto di quelli del calcio sembrano venuti da Marte: per sobrietà, stile, eleganza, misura.
Non se ne può più delle accoppiate che commentano il calcio, a qualsiasi livello, e in questo Mondiale ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. Parole senza fine a costruire frasi una dopo l’altra senza un attimo di tregua, spesso dimenticando il racconto tempestivo di ciò che succede in campo, cioè chi passa la palla a chi. C’è qualcuno che, indispettito e stufo di questo andazzo, ha tolto l’audio alla tv durante le partite, per sintonizzarsi sul commento della radio, di gran lunga più preciso, puntuale, meno logorroico.
Se fossi io il responsabile delle telecronache sportive la prima cosa che farei è proprio quella di riesumare il commentatore unico. Davvero non si avverte la necessità del secondo, un inutile spreco non solo di parole ma anche di quattrini. Le seconde figure che sono lì con la scusa del commento tecnico quasi sempre non fanno altro che cianciare in continuazione, sovrapponendosi non di rado a sproposito alla voce principale, in tentativi maldestri quanto palesi di primeggiare, di appagare un malcelato narcisismo.









