Accade tutto in meno di cinque minuti, dopo essere stati oltre due ore con il fiato sospeso, ammirando la versione migliore di Zverev di sempre. Sul 3-3 del terzo set, in perfetto equilibrio, Sinner annulla una palla break con una smorzata, con il tedesco che scivola perdendo l’appoggio del piede destro. Si potrebbe già leggere come un indizio. Nel game successivo le parti si invertono. Ma Zverev, complice un diritto finito chissà dove, è costretto a cedere la battuta e probabilmente anche molto altro. Per reazione la racchetta viene scaraventata a metri di distanza. È probabile che in quel preciso istante si sia dimenticato dei versi della poesia If di Rudyard Kipling che campeggiano all’ingresso del Centre Court dell’All England Club: «Che tu possa incontrare il trionfo e il disastro e fronteggiare quei due impostori nello stesso modo». La finale di Wimbledon termina in quel momento. Anche se materialmente ci vorrà quasi un’altra ora di gioco prima che Jannik Sinner alzi le braccia al cielo, dopo un ultimo bellissimo game in cui Sasha ha provato una disperata remuntada.
Il numero uno al mondo batte Alexander Zverev per 6-7 7-6 6-3 6-4, vince il suo quinto titolo Slam e conquista il trofeo londinese per la seconda volta consecutiva. Qualcosa di impensabile solo pochi anni fa. «È una sensazione fantastica. Sono molto orgoglioso di me stesso. Dopo Parigi è stata dura, ho lavorato tanto e dovuto sacrificare molto del mio tempo, ma ne è valsa la pena», ha affermato un sorridente Sinner nella conferenza stampa post-partita. Soddisfazione poi postata sul suo profilo Instagram: «We did it again».










