Il piano di rilancio di Volkswagen si ferma al primo vero ostacolo. L’amministratore delegato Oliver Blume non ha ottenuto il sostegno del Consiglio di Sorveglianza per avviare la profonda ristrutturazione del gruppo che avrebbe dovuto riportare redditività al primo costruttore europeo. La riunione del 9 luglio a Wolfsburg si è conclusa con un risultato netto: 12 dei 19 membri del board hanno respinto la proposta del management.
Il progetto, secondo quanto riportato dalla stampa tedesca e internazionale, prevedeva una serie di interventi destinati a cambiare in modo significativo l’organizzazione del gruppo. Tra le ipotesi figuravano nuovi tagli all’occupazione, la chiusura di alcuni stabilimenti in Germania e perfino una possibile separazione del marchio Volkswagen dal resto del gruppo, che comprende anche Audi e Porsche. L’obiettivo era ridurre i costi e concentrare le risorse sulle attività più redditizie.
La bocciatura rappresenta un passaggio delicato per Blume. Per portare avanti una riforma di questa portata è infatti indispensabile il consenso dei rappresentanti dei lavoratori, che occupano 10 dei 19 seggi del Consiglio di Sorveglianza. A questo si aggiunge il peso della Bassa Sassonia, secondo azionista del gruppo con una quota del 20%, i cui rappresentanti sono tradizionalmente vicini alle posizioni dei sindacati.











