<p>Il piano di ristrutturazione di Volkswagen si è <strong>arenato</strong>, per ora, davanti al «no» espresso della componente sindacale del <strong>consiglio di sorveglianza</strong>.
Secondo quanto riferisce <em>Reuters</em> citando fonti interne al gruppo, durante la riunione di giovedì 9 luglio il board ha respinto con 12 voti contro 7 la <a href="https://www.milanofinanza.it/news/volkswagen-ecco-la-cura-shock-gamma-tagliata-del-50-e-capacita-produttiva-ridotta-a-9-milioni-di-202607092120338779">proposta presentata dall’amministratore delegato Oliver Blume</a>, bloccando di fatto il progetto di trasformazione destinato a ridisegnare il futuro del primo costruttore europeo. </p> <p> </p> <p>La <strong>bocciatura </strong>è un duro colpo per Blume, impegnato da mesi nel tentativo di rendere il gruppo più snello e competitivo in un contesto sempre più difficile, segnato dall’avanzata dei costruttori cinesi, dai miliardi di euro di costi legati ai dazi statunitensi e dalle crescenti difficoltà degli stabilimenti tedeschi. </p> <p> </p> <h2><strong>Il peso dei sindacati nella governance</strong></h2> <p>Secondo le fonti di <em>Reuters</em>, a determinare l’esito della votazione è stata la netta opposizione dei rappresentanti dei lavoratori, che insieme ai delegati del <strong>Land della Bassa Sassonia </strong>esercitano un ruolo decisivo nella governance di Volkswagen grazie alla particolare struttura proprietaria del gruppo. </p> <p> </p> <p>Un portavoce del consiglio di sorveglianza ha rifiutato di commentare l’esito della riunione.
