Il Summit di Ankara ha mostrato un’Alleanza capace di concentrarsi su spesa militare, capacità industriali e deterrenza perché più solida nelle sue fondamenta politiche. Nonostante le tensioni transatlantiche e le differenze tra i 32 Alleati, la coesione resta il principale punto di forza della Nato di fronte alla competizione strategica e alle minacce russe. L’analisi di Michael Malinconi, esperto di relazioni internazionali

Il Summit della Nato di Ankara ha attirato l’attenzione soprattutto su tre temi: il ruolo dell’Alleanza come piattaforma per coordinare il mercato della difesa transatlantico, l’aumento della spesa militare nazionale e le dichiarazioni di Trump.

Dietro questi temi si nasconde la vera posta in gioco dell’ultimo anno: il rafforzamento della tenuta politica dell’Alleanza. La Nato ha dimostrato la sua unità politica, elemento cruciale per assicurare una credibile deterrenza. Il fatto stesso che il dibattito interno si sia focalizzato su questioni operative e industriali dimostra quanto solida sia divenuta questa unità d’intenti. Ad Ankara si è avuta per la prima volta la sensazione che le fondamenta politiche dell’Alleanza fossero ormai scontate, il che ha permesso di concentrarsi sull’aumento delle capacità industriali, conseguenza e, al tempo stesso, strumento dell’unità politica.