di
Laura Martellini
L'appuntamento avrebbe dovuto svolgersi per il secondo anno il 26 luglio nella città insignita nel 2001 dal presidente Ciampi della Medaglia d'oro al valor militare per l'attività partigiana
Per il secondo anno la «Pastasciutta antifascista» sarebbe dovuta tornare ad Ascoli Piceno, organizzata con le associazioni «L'assalto ai forni» e l'Anpi locale, per ricordare i leggendari fratelli Cervi (fucilati dai fascisti repubblichini il 28 dicembre 1943 al Poligono di Tiro di Reggio Emilia), che il 25 luglio 1943 offrirono un piatto di pasta a tutto il paese di Campegine per festeggiare la caduta del fascismo e la destituzione di Mussolini. Come in tantissime piazze italiane, tra cui anche San Benedetto del Tronto il 24 luglio e Colli del Tronto il 25 luglio, anche ad Ascoli c'era l'intenzione di festeggiare la ricorrenza all’insegna della condivisione, dello stare insieme e dei valori dell’antifascismo.
L'Anpi e l'appello ai sacerdoti Ma le intenzioni degli organizzatori, che prevedevano un menù a 10 euro per dli adulti e 5 per i bambini, si scontrano con le volontà della parrocchia, che a poca distanza dalla celebrazione ha revocato la concessione degli spazi per la manifestazione, definita «divisiva». Meravigliati Anpi e «Collettivo Caciara» che anche in questa edizione stavano pensando all'allestimento: «La "Pastasciutta antifascista" è una festa popolare nata per onorare la memoria, rievoca il gesto storico della famiglia Cervi. L'Anpi si appella alla comunità cristiana, ricordando il sacrificio di tanti sacerdoti e laici che persero la vita nella lotta di Liberazione, e ribadisce che non arretrerà di un passo nella difesa dei principi di uguaglianza, libertà e giustizia sociale. «Nel 2026, - conclude - considerare divisiva la radice stessa della nostra democrazia dimostra solo l'incapacità di riconoscere da dove nascano la nostra libertà e dignità nazionale. Su questo non sono ammesse ambiguità».










