Godiamocelo, teniamocelo stretto. Lucidiamolo come faremmo con il trofeo consegnato dalle mani principesche di Kate: Jannik Sinner vince Wimbledon per la seconda volta di fila e già così mette i brividi e fa stropicciare gli occhi, ma è vedere come ci riesce che restituisce l’immagine di un fuoriclasse. Persino inedita. Elegante, essenziale e ora anche carismatico. Se l’anno scorso Jannik si aggirava quasi incredulo sul campo centrale più importante del mondo e si muoveva con circospezione nei nobili corridoi di Wimbledon palace, ieri mostrava la naturalezza del predestinato. Aura. Che ha costruito con il tempo, che ha levigato e che ora gli sta come una abito di alta moda.

Sulle tribune papà Hanspeter e mamma Siglinde che scappa durante il match nei momenti di tensione. La sua famiglia reale e poi quella Reale. Abbracci prima, strette di mano, dialoghi in leggerezza e sorrisi poi: Jannik ci ha fatto l’abitudine e preso gusto. L’anno scorso ci davamo i pizzicotti per avere la certezza che fosse tutto vero, quest’anno invece ci siamo goduti lo spettacolo depurato dall’emozione che prende il debuttante al ballo. Jannik e anche tutti noi. Abbiamo avuto la lucidità di leggere la partita nella sua chiave tecnica, di ragionare sui colpi, di apprezzare la pulizia del tennis di Alexander Zverev, uno da cui non ti aspetti il coniglio dal cilindro (quello solo dal contumace Alcaraz), ma che per come ha giocato un po’ di paura l’ha anche messa. Poca, però.