L’estate più calda è la stagione d’oro di Ditonellapiaga. Sulla scia di “Che fastidio!”, la canzone sanremese che l’ha resa famosa, Margherita Carducci - questo il suo vero nome, decisamente più aulico dello pseudonimo - sta attraversando l’Italia con il suo show popolato di ballerine e intermezzi recitati. Mattatrice funambolica tra musica, costumi e scena, protagonista di una storia pop in technicolor che diverte e intriga. Dopo il trionfo a Sanremo, prima nella serata cover insieme a Tony Pitony con “The lady is a tramp” e terza nel festival con il brano che da allora ha totalizzato ventotto milioni di streaming, adesso è nel bel mezzo di “Miss Italia Tour”, dal titolo dell’album. I concerti proseguiranno a settembre e oltre: il 4 salirà sul palco del Trento Live Fest, poi due appuntamenti nei club: il 27 novembre all’Atlantico (Roma) e il 30 novembre al Fabrique (Milano). La cantautrice si concede una chiacchierata in una pausa del tour.Ditonellapiaga, durante il tour ha notato qualche reazione inaspettata da parte del pubblico?«Direi di sì. C’è un momento in cui rientro sul palco come se avessi appena commesso un omicidio. Tutto lo spettacolo ruota intorno al tema dell'impostura. Mi giro verso il pubblico e chiedo: “Qualcuno vuol giocare per un giorno a fare Ditonellapiaga, con la pistola in mano?”. Ogni volta un sacco di gente vuole salire sul palco. Non me l’aspettavo».Il 4 settembre salirà sul palco del Trento Live Fest. Insieme a lei, nella lineup figurano anche Luca Carboni, Emma, Madame, Negramaro. Come si trova in una compagnia così varia?«Benissimo, non sento di far parte di una scena specifica. Il pop che faccio è molto contaminato. Bello mescolare diversi tipi di pubblico, far uscire la gente dalla comfort zone».Negli anni ha collaborato dal vivo con Elodie, Fulminacci, Tiziano Ferro e altri. Chi la raggiungerà sul palco stavolta?«In una data ci sarà Donatella Rettore, ancora non so quando: d’estate è complicato incastrare gli impegni, sono tutti in tour. Ma verrà».La musica le dà grandi soddisfazioni. Di recente è stata ospite della Gialappa’s e ha detto che le piacerebbe condurre qualcosa in tv o alla radio. Che c’è di vero?«Sì, mi piacerebbe un giorno cimentarmi in altro, tipo scrivere un musical. Sarebbe divertentissimo, ma anche molto difficile: un lavoro di squadra, da sola non sarei in grado».Quali sono i suoi musical di riferimento?«Di sicuro “Rocky Horror Picture Show”, divertentissimo e sexy. Poi “Chicago”, un altro musical molto erotico: da ragazzina io e le mie amiche sapevamo a memoria canzoni e balletti. E “Wicked”, canzoni stupende e una trama avvincente sull’accettazione della propria natura, contro le discriminazioni».A marzo ha partecipato al concerto collettivo No Kings Italia, a Roma, contro guerra, riarmo e autoritarismo. Nella polemica tra cantautori da che parte sta? Con De Gregori, Vasco o Mannarino?«Ognuno fa ciò che vuole, la libertà è la cosa più importante. Prima di essere un’artista, però, sono un essere umano. Se posso, porto le battaglie in cui credo sul palco. Quando sento qualcuno dire “tanto non cambierebbe niente” mi dispiace. Per questo motivo le cose non cambiano. L’importante è impegnarsi, non importa se con le canzoni o con la presenza fisica, con i social o partecipando agli eventi».Dietro il suo primo posto nella serata cover di Sanremo 2026 c’è l’arrangiamento di Carolina Bubbico, che durante il festival ha rivendicato pubblicamente di essere “maestra” e non “maestro”. L’impegno femminista passa anche da questi gesti?«Non esprimo direttamente le mie posizioni nelle canzoni, ma nel modo di pormi rivendico la mia indipendenza e la volontà di essere rispettata. Come ha fatto Carolina».A proposito di donne, la canzone “Hollywood” - nell’album “Miss Italia” - è una ballad che parla di un amore morboso che diventa metafora di un rapporto distorto. È evidente il riferimento a Marilyn Monroe. «Marilyn è una figura affascinante, presa sempre poco sul serio e finita nelle mani sbagliate, come tante persone sensibili. Ho visto anch’io, in scala ridotta, quegli scenari sfarzosi pieni di luci, quella bellezza un po’ decadente, quel lusso che è anche una trappola».Cosa ricorda invece di Ornella Vanoni? Insieme avete cantato la nuova versione della canzone “Ti voglio” con Elodie.«Era una donna ironica ma soprattutto di grande cultura. Mi raccontò di tantissime esperienze di vita. Per esempio, mi rivelò che quando era venuto giù il muro di Berlino aveva comprato subito i biglietti: per lei era fondamentale che il figlio assistesse a un evento storico così importante».Alessandra Moretti, europarlamentare del Pd, ha usato in un video “Che fastidio!” per criticare il governo Meloni. È già accaduto con brani di De André, Dalla, Rino Gaetano da parte di altri politici. Cosa pensa di chi usa le canzoni senza il consenso dell’autore?«Meno male che la mia canzone è stata usata da un politico che non detesto. Una volta scritto, il brano non è più tuo: ognuno può farne ciò che vuole».Se diventasse l’inno del partito di Roberto Vannacci?«No, non mi piacerebbe affatto».A proposito di canzoni, nomi e marchi: il tribunale di Roma ha respinto il ricorso degli organizzatori di Miss Italia contro il titolo del suo album. Che rapporto c’è tra creatività e potere dei brand?«Sì, il ricorso presentato da Patrizia Mirigliani è stato respinto. L’abbiamo saputo due giorni dopo l’uscita dell’album: una follia. Di recente c’è stata un’altra udienza, non so come andrà a finire e quando. Da parte mia posso solo affermare che Miss Italia è una figura che fa parte dell’immaginario collettivo. Il mio album non è affatto denigratorio nei suoi confronti: è semplicemente un disco molto autoironico. Sono io che dico: “Vorrei tanto essere Miss Italia ma non lo sarò mai. In fondo nessuno può esserlo davvero”. È un disco che smonta questi canoni, l’esigenza di essere sempre perfetti, questo vuole dire. È una metafora. Se ci tolgono pure le immagini cosa ci rimane?».