Pavia L’abbraccio tra agricoltura e nuove tecnologie dovrà essere sempre più forte per fare fronte ai danni provocati da fenomeni che il cambiamento climatico mette ormai sotto gli occhi di tutti: la siccità e le super celle temporalesche. A pensarlo è Gian Marco Centinaio, vice presidente del Senato ed ex ministro leghista dell’Agricoltura. Il governo ha appena destinato 26 milioni di euro alla provincia per potenziare le “dorsali”, cioè le tubature e le infrastrutture che servono a distribuire l’acqua, mentre 200 milioni sono andati ad altre province della Lombardia. Senatore Centinaio, secondo lei i consorzi di bonifica possono chiedere di più al governo?«Devono avere pronti i progetti esecutivi. Periodicamente sia il ministero delle Infrastrutture, cioè quello di Salvini, che il ministero dell'Agricoltura, emettono bandi. Io per esempio quando ero ministro avevo emesso un bando da un miliardo di euro. È ovvio che nella maggior parte dei casi i fondi vanno solo a progetti immediatamente cantierabili». Secondo lei la siccità è un’emergenza o la dobbiamo ormai considerare la normalità?«Penso che dobbiamo considerarla qualcosa che ci sarà sempre di più nei prossimi anni. Quindi il nostro compito è quello di creare dei consorzi che sappiano gestire l'acqua in un modo diverso e delle infrastrutture che ci permettano di trattenerla». Ad esempio invasi artificiali?«Sì. A nord di Milano ci sono gli invasi sul Seveso e sul Lambro se li fanno lì non vedo perché non si possano creare in altre aree della nostra provincia». Cosa intende per “gestire l’acqua in modo diverso”?«Quando dico una gestione diversa dei consorzi io continuo a pensare, per esempio, a quello che ci raccontano gli agricoltori anziani: una volta l'acqua caduta d'inverno veniva utilizzata per allagare i campi e questa acqua veniva assorbita dalla terra e serviva per i fontanili e per la falda, cosa che in questo momento non stiamo più facendo». I criteri usati dal consorzio del Sesia per regolare la quantità di acqua da distribuire risalgono al 1991. Non sarebbe il caso di aggiornarli?«Io continuo a dirlo da un po' di anni, da quando facevo il ministro, che la gestione dell'acqua per quanto riguarda Est Sesia e Ovest Sesia deve avere a mio parere, una gestione un po' diversa rispetto a quella che era in passato. Nel 1991 c'era una determinata portata d'acqua, nel 2026 ce n'è un’altra e di conseguenza noi non possiamo continuare a chiedere agli agricoltori di pagare le quote ai consorzi e poi l'acqua non gliela fai avere. Perché questo è quello che sta succedendo in questo momento». Secondo lei quanto pesa la concorrenza tra l'agricoltura, l'industria e il consumo civile sul nostro territorio?«Secondo me tanto, ma non tanto da creare problemi. Perché dovrebbe esserci una scala di priorità che è quella che comunque è sempre stata utilizzata, cioè la priorità è il consumo civile - quindi il consumo umano - poi l'agricoltura e poi dopo arrivano tutti gli altri. La domanda che mi faccio è se questa scala gerarchica viene rispettata da chi gestisce l'acqua. Poi il consumo civile può creare opportunità». In che senso?«Quando Simone Ciaramella era presidente di Asm Mortara, avevano lanciato un progetto che era molto interessante: utilizzare per l'agricoltura l'acqua reflua, cioè praticamente l'acqua utilizzata a livello civile, depurata, trattenuta in invasi e poi utilizzata nel momento in cui ce n'è bisogno, tipo all'estate. Tutta l'acqua che noi utilizziamo quotidianamente nelle nostre città viene depurata e finisce nei fiumi e quindi in mare e non viene gestita. La provincia di Pavia potrebbe, se si riprendesse quell’idea, diventare un progetto pilota per il resto d'Italia». Che lei sappia, gli agricoltori stanno cambiando modalità di coltivare o anche tipo di prodotti coltivati per fare fronte ai cambiamenti climatici?«Sì, l'agricoltura sta lavorando sempre di più su colture che abbiano bisogno di sempre meno acqua; per esempio la coltura in asciutto del riso in Lomellina E poi ci sono tutte le nuove tecniche, per esempio le TEA (tecniche di evoluzione assistita - ndr): tramite la ricerca scientifica vengono evolute le coltivazioni in modo che abbiano bisogno di meno acqua, oppure altre nuove tecnologie. L'utilizzo dei droni in agricoltura ti permette per esempio di irrigare utilizzando meno acqua perché vai a irrigare in modo molto più selettivo». Quindi l'agricoltura dovrebbe rafforzare il “matrimonio” con la ricerca e l'innovazione?«Assolutamente sì». Il tema della siccità è transnazionale. Se ne discute abbastanza, ad esempio, in Europa?«Purtroppo viene trattato troppo spesso nei convegni e non nelle aule parlamentari italiane o europee. Le faccio un esempio banale. La questione delle TEA. In Italia è passato due anni fa, un emendamento mio e di un collega di Fratelli d'Italia, con il quale autorizzavamo ad applicare la ricerca scientifica sul campo, quindi a fare sperimentazioni sulle colture. Ci abbiamo messo più di un anno a spiegare in Europa che quelli non erano OGM (organismi geneticamente modificati), perché in Europa non si possono coltivare OGM. Ci abbiamo messo un anno per spiegargli che era un'altra cosa e per un anno l'Europa ci ha tenuto bloccato tutto. Poi, quando l'hanno capito, è partita la sperimentazione, adesso si sta cominciando a fare il lavoro sul campo e la provincia di Pavia è all'avanguardia per esempio sulle TEA per il riso».