KANSAS CITY. Per la prima volta i sentimenti dell’Argentina in campo e di quella che gli sta intorno non coincidono. La semifinale con l’Inghilterra scatena la rivalità, su tutti i livelli e apre le porte a una memoria che il tempo non ha disinnescato. Lo stadio di Kansas City, un catino completamente albiceleste, aperto sul Missouri, sul 3-1 ha cantato un unico coro, sempre più forte: «Chi non salta è un inglese». Ritornello semplicissimo per una sfida rara che Messi affronta per la prima volta, che il pueblo ricorda ogni giorno, però i pensieri non vanno nella stessa direzione.
Fino a 2.600 euro per una zolla di terra della finale dei Mondiali: la trovata della Fifa
Ogni vent’anni c’è una Argentina che rinnova la disputa con l’Inghilterra ai Mondiali e di solito il pallone è il mezzo, non il fine. Nel 1966 Rattin, scomparso la settimana scorsa a 89 anni, insulta l’arbitro. Viene espulso, ma nessuno ha ancora inventato i cartellini per cui lui non capisce o finge di non capire in 10 minuti di proteste. Secondo la Gran Bretagna, padrona di casa, c’è pure l’oltraggio alle bandierine con la faccia di sua maestà. L’Inghilterra vince i Mondiali. Nel 1986, va in scena la partita più nota: nel giro di 4 minuti Maradona segna con la mano di Dio e firma il gol del secolo, il tutto a meno di quattro anni dalla guerra per le Malvinas o Falkland a seconda del lato in cui le si guarda. Dalla squadra in cui si gioca e la contesa sui confini e sui nomi è una contrapposizione ideologica, custodita dalla tradizione, alimentata dal calcio che forse, consapevole, decide di piazzare l’incrocio con cautela. Si è giocato anche nel 1998, con l’espulsione di Beckham e il passaggio del turno di Simeone e Zanetti e, ancora, nel 2002, ai gironi, ma è dal 2026 che ci si aspetta nuova storia. Anche perché è la prima di Messi e anche lui ha un sinistro di Dio.











