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Paolo Tomaselli, inviato a Boston
Tante le polemiche che hanno coinvolto l'Albiceleste dopo la partita contro l'Egitto. La squadra si aggrappa a Messi
Non è chiaro chi abbia definito Kansas City, Missouri, come «la Parigi delle Pianure» per via dei suoi innumerevoli viali. Ma del resto non è chiaro nemmeno se siamo davanti al viale del tramonto di Leo Messi o all’ennesima fuga per la vittoria di un campione di 39 anni che ha ancora le spalle abbastanza forti per reggere una squadra e un popolo in pellegrinaggio. Dopo il caso del gol del raddoppio annullato all’Egitto agli ottavi (2-0 che poi comunque c’è stato, con relativa folle rimonta), c’è un clima di sospetto attorno ai campioni in carica, innescato dal caso Balogun e dall’intervento a gamba tesa di Trump per togliere la squalifica al giocatore americano contro il Belgio. La Seleccion si sente accerchiata dai complottisti, quelli che pensano che lo stesso presidente Usa «pretenda» in qualche modo di consegnare la Coppa a Messi il 19 luglio in New Jersey. E le due vittorie (3-2) con Capo Verde ed Egitto invece di alimentare l’autostima argentina, hanno aggiunto nuove pagine solo alla mitologia di Messi, con il dubbio che a un certo punto nemmeno lui possa salvare una squadra apparsa lenta e macchinosa.













