Il nuovo pacchetto regionale «Puglia Moltiplica» merita attenzione non solo per la sua dimensione finanziaria, ma per la rotta di politica industriale regionale che delinea. La Regione mette in campo 360 milioni di euro con l’obiettivo dichiarato di attivare, attraverso strumenti di leva, oltre 2,9 miliardi di investimenti. Il punto non è soltanto quanto denaro pubblico venga mobilitato. E come lo si usa.
La Puglia arriva a questo passaggio con luci e ombre. Le analisi più recenti sull’economia regionale restituiscono un quadro realistico: la crescita è stata contenuta (nell’ultimo anno più bassa del Mezzogiorno); industria e servizi hanno mostrato segnali di debolezza; il turismo continua a espandersi, ma non sempre genera produttività e salari adeguati; la capacità innovativa resta inferiore alla media nazionale e troppo concentrata in tecnologie tradizionali. In altre parole, la Puglia cresce, ma non ha ancora compiuto il salto verso un modello produttivo più moderno, più denso di conoscenza, più capace di trattenere giovani qualificati e generare lavoro ben pagato.
È questo il nodo centrale. Negli ultimi anni alcuni fattori — turismo, costruzioni, spesa pubblica, PNRR — hanno sostenuto l’economia regionale. Ma rischiano di produrre una crescita fragile se non accompagnati da un rafforzamento strutturale della produttività, del capitale umano, dell’innovazione e delle filiere ad alto valore aggiunto.






