La presentazione del rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia pugliese consegna alla discussione pubblica un messaggio chiaro: la Puglia è una regione che negli ultimi anni ha saputo creare occupazione, attrarre turismo, utilizzare risorse pubbliche, mostrare segnali di vitalità. Ma è anche una regione che continua a crescere troppo poco in produttività. Ed è qui che si gioca la vera partita dello sviluppo.

Il dato congiunturale è moderatamente positivo, ma non rassicurante. Nel 2025 l’economia pugliese è cresciuta dello 0,4 per cento, meno del Mezzogiorno e poco meno dell’Italia. Nel lungo periodo, tra il 2007 e il 2023, il valore aggiunto regionale è aumentato dell’1,1 per cento: meglio del Mezzogiorno, ma meno dell’Italia. La crescita c’è stata, dunque, ma è stata debole e diseguale. Soprattutto, è stata trainata più dall’aumento dell’occupazione che da un salto nella capacità produttiva del sistema.

Questo è il punto essenziale. Una regione può crescere perché lavorano più persone, oppure perché ogni ora lavorata produce più valore. Nel primo caso la crescita è importante, ma fragile; nel secondo diventa più solida, perché consente salari più alti, investimenti migliori, maggiore competitività. La Puglia degli ultimi anni appartiene troppo spesso al primo modello. Ha allargato la base occupazionale, ma non ha modificato abbastanza la qualità della propria struttura produttiva.