I dati diffusi dall’Istat offrono un segnale incoraggiante. Nel 2025 il Pil del Mezzogiorno è cresciuto dello 0,6%, leggermente più della media nazionale, mentre gli occupati sono aumentati dell’1,5%, contro l’1,1% dell’Italia. Per il quarto anno consecutivo, il Sud cresce più del resto del Paese. È la conferma di quanto la Cisl Puglia sostiene da tempo, e cioè che quando investimenti privati e politiche pubbliche si incrociano con efficacia, tutto il Mezzogiorno può diventare un motore decisivo dello sviluppo nazionale. Non servono però né pessimismo né trionfalismi. La vera sfida riguarda la qualità della crescita e dell’occupazione: lavoro stabile, sicuro e qualificato con la retribuzione legata ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

La crescita deve tradursi in benessere diffuso, in una migliore qualità della vita, maggiore coesione sociale e opportunità concrete per giovani, donne e territori più fragili. Lo sviluppo, inoltre, deve coinvolgere l’intero territorio regionale e non essere a macchia di leopardo. Occorrono politiche regionali mirate per valorizzare le vocazioni produttive locali, ridurre i divari infrastrutturali, sociali e occupazionali, accompagnare i settori maturi nelle transizioni e investire con decisione nell’innovazione. Data center, approvvigionamento energetico, infrastrutture, manifattura e industria richiedono una strategia chiara, soprattutto in una fase segnata da crisi produttive e rischi di possibili arretramento o stallo economico.