Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiOgni giorno una quantità di eventi catturano la nostra attenzione. Logico che sia passata in secondo piano un’iniziativa che merita d’essere conosciuta. Giorni fa un apprezzato economista di scuola liberale come Carlo Cottarelli e la Fondazione Luigi Einaudi hanno lanciato una raccolta di firme per un progetto di legge che si augurano qualche partito o schieramento politico inserisca nel suo programma. Un testo semplice, di buon senso (e di senso buono): i partiti sono tenuti, per legge, a indicare, attraverso “sintetica relazione tecnica di accompagnamento a ciascuna proposta”, i costi e le coperture di ciascuna voce dei loro programmi elettorali. Entro il ventunesimo giorno antecedente quello della votazione, l’Ufficio parlamentare di bilancio rende nota “una valutazione sull’attendibilità delle stime dell’impatto sull’indebitamento netto delle misure espansive e di coperture elencate nelle tabelle dei partiti”, offrendo così agli elettori la possibilità di valutare concretamente le promesse degli aspiranti eletti.
Lo scopo è di porre fine al carnevale delle promesse elettorali che vede impegnati un po’ tutti i partiti: che quando va bene poi “dimenticano”; quando va male le realizzano con effetti deleteri e tragici sulle casse dello Stato e di conseguenza le tasche del contribuente. Per fare un esempio: nel solo 2022 delle 328 promesse elettorali contenute nei programmi dei principali schieramenti politici, il 96% non indicava come finanziarle; solo 13 riportavano una copertura: “Venghino siori, venghino!”.








