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Da oggi, 12 luglio, è in vigore un decreto del ministero dei Trasporti in base al quale circa 850 autovelox, sui poco più di 4mila attivi in Italia, non potranno più essere usati per rilevare la velocità e fare le multe. Non significa che smetteranno di funzionare per sempre: potranno essere riattivati dopo che avranno passato alcuni test e controlli, presentando poi i requisiti al ministero dei Trasporti per ottenere un’autorizzazione chiamata “omologazione”.

Dal momento in cui riceve la richiesta di omologazione, il ministero ha 60 giorni per rispondere: è possibile quindi che alcuni di questi autovelox tornino a funzionare già tra pochi mesi.

L’omologazione degli autovelox è una questione giuridica e burocratica enorme, che ha prodotto numerosi ricorsi e causato l’annullamento di molte multe per eccesso di velocità. Negli ultimi anni, infatti, decine di sentenze della Cassazione hanno stabilito che le multe fatte con gli autovelox sono valide solo se hanno l’“omologazione”: non è sufficiente la sola “approvazione”, un’altra procedura con cui si autorizza l’uso di un autovelox.

Il problema è che in Italia moltissimi autovelox sono “approvati” ma non “omologati”: non è mai stato detto quanti, anche perché fino a qualche mese fa non si sapeva nemmeno quanti autovelox ci fossero in Italia. Per molto tempo questa distinzione non è stata necessaria, perché “approvazione” e “omologazione” erano considerate equivalenti, visto che venivano entrambe citate nel codice della strada.