I progetti presentati dalle imprese con le procedure della Zona economica speciale - per un totale di 1.425 autorizzazioni uniche - ammontano a 9,3 miliardi di euro. Quasi un terzo di questi si riferisce a sole due filiere, l’agroalimentare/agroindustria e il turismo. Due sole regioni - Campania e Puglia - esprimono il 65 per cento. La ricaduta occupazionale è stimata in 25mila unità. Dietro agritech e turismo, tra le filiere, figurano elettronica & Ict, con poco più di 1 miliardo di euro, automotive (815 milioni), i comparti classificati come “made in Italy di qualità” (principalmente moda e arredamento, con 708 milioni), chimica e farmaceutica (502 milioni), navale e cantieristica (298,5 milioni), ferroviario (132 milioni), aerospazio (34 milioni). Ulteriori 724 milioni si riferiscono a progetti ammessi nonostante non rientrino nelle nove filiere che, nell’ambito del decreto coesione del 2023, erano state individuate dal Piano strategico come perimetro di intervento. Si aggiungono poi i progetti classificati secondo la definizione europea “Step” degli ambiti tecnologici strategici: 1,7 miliardi nel cleantech, cioè le tecnologie per la riduzione dell’impatto ambientale, 425 milioni nelle tecnologie digitali, 27 milioni nel biotech. I numeri relativi a progetti e assunzioni attesi per singola filiera rappresentano i dati forniti al momento dal Dipartimento per il Sud di Palazzo Chigi su quello che viene considerato uno dei principali strumenti di politica industriale per le regioni del Mezzogiorno.