di
Alessandra Muglia
Il Nobel indiano parla per la prima volta del nuovo libro sui diritti umanie avverte sui rischi del declino democratico: «Serve una diplomazia delle persone per fermare la via delle armi, Leone XIV esempio per tutti»
DALLA NOSTRA INVIATA SABAUDIA (LATINA) - Amartya Sen ha cambiato nel secolo scorso il modo in cui il mondo pensa allo sviluppo. Ha dimostrato che il progresso non si misura solo in termini di Pil, ma dalla reale capacità delle persone di vivere con dignità. E ora, con l’attuale riabilitazione della guerra come strumento per ridefinire gli equilibri di potere e dirimere le controversie internazionali, l’economista e filosofo indiano premio Nobel prova a indicare una strada per ridare una chance alla diplomazia. Lo fa allargando lo sguardo, parlando di diritti umani, argomento al centro del libro che ha appena finito di scrivere, The Cement of Humanity: The Power of Human rights, in uscita il prossimo anno. Leggi qui la versione inglese- English version
«È la prima volta che ne parlo con i media», ci dice da una sala con vista sul mare di Sabaudia, memore delle vacanze passate qui insieme al suocero Altiero Spinelli, padre adottivo della sua seconda moglie, Eva Colorni, morta prematuramente. Da anni al suo fianco c’è Emma Rothschild, docente ad Harvard come lui. «Ogni estate avevo lunghe e appassionanti conversazioni con Altiero. Il suo Manifesto di Ventotene proponeva un’idea di Europa come federazione di Stati che si sostengono a vicenda, soprattutto nell’istruzione e nella sanità, riconosciute come prerogative universali».









