Per quasi un secolo abbiamo potuto dimenticare la guerra, o perlomeno considerarla come qualcosa che ci riguardava più sul piano etico che su quello concreto. Per quasi un secolo abbiamo creduto che le dittature fossero un monito sui libri di scuola o spettri confinati in mondi lontani. E invece oggi siamo qui, in un mondo che brucia ed è nuovamente dominato da logiche imperiali.

Da qualche tempo la storia sembra, infatti, aver deciso di riavvolgere il nastro e riproporci scenari che pensavamo di avere accantonato per sempre. Sugli schermi dei computer e delle Tv vediamo quotidianamente immagini di guerra e ascoltiamo parole inneggianti all’odio e alla violenza razziale pronunciate con una noncuranza e una mancanza di pudore degne di indignazione e che invece sono accolte quasi con indifferenza, come se tutto fosse nella natura delle cose. Come naturale appare, in ambito politico, il ritorno delle autocrazie, delle logiche imperiali e imperialiste basate sulla sopraffazione come pratica concreta di potere. È quello a cui stiamo assistendo e che possiamo negare solo imponendoci la pratica dello struzzo. Testa sotto la sabbia così da non vedere come faccia sempre più proseliti l’idea di un mondo governato da pochi attori molto potenti, che si accordano tra di loro per la gestione del potere e la scelta del destino di tutti gli altri. In sintesi, poche potenze, guidate da un autocrate, che si spartiscono l’orbe terraqueo in sfere di influenza. La copertina del libro