<p>Produrre con <strong>costi energetici crescenti</strong>, tenendo fede agli impegni presi (e ai consistenti investimenti fatti) sul fronte della decarbonizzazione.

Il tutto resistendo alla spietata concorrenza di gruppi extraeuropei non sottoposti alle severe normative introdotte dalla Ue per chi opera nei suoi confini.

Questo è il percorso di guerra che si trovano ad affrontare i gruppi industriali che operano nella produzione di materiali per l’edilizia, soprattutto cemento e calcestruzzo. <strong>Stefano Gallini</strong>, presidente di Federbeton (ma anche ad di Heidelberg Materials Italia, la ex Italcementi dell’era Pesenti), spiega come intende muoversi e alcune soluzioni che l’associazione di categoria sta individuando.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p><span contenteditable="false"> </span><span contenteditable="false"> </span> </p> <h3><strong>Domanda.

Il settore sta subendo rincari su gasolio, petcoke, energia elettrica, materie prime e noli marittimi.

In che modo questa pressione sui costi incide sulla competitività delle imprese e sul percorso di decarbonizzazione?</strong><span contenteditable="false"> </span></h3> <p><strong>Risposta.</strong> Il nostro è un settore fortemente esposto alla volatilità dei costi energetici.