Lo studio globale sulla “anthropause” della pandemia rivela come la sola presenza umana modifichi il comportamento della fauna selvatica. Durante i lockdown della pandemia milioni di persone hanno smesso improvvisamente di muoversi, lasciando città, strade e aree naturali insolitamente silenziose. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Science mostra che quella temporanea assenza umana ha cambiato profondamente il modo in cui molti animali selvatici utilizzano il territorio. Dai lupi ai cervi, dai corvi ai tacchini selvatici, oltre due terzi delle specie analizzate hanno modificato spostamenti e habitat in risposta alla diminuzione della presenza umana.
La pandemia come esperimento naturale
Per decenni gli ecologi hanno cercato di capire quanto il declino della biodiversità dipendesse dalla trasformazione fisica del paesaggio – strade, città, agricoltura, infrastrutture – e quanto invece bastasse la semplice presenza degli esseri umani a influenzare il comportamento animale.
La pandemia di Covid-19 ha offerto un’occasione unica per separare questi due fattori. Durante i lockdown, infatti, le infrastrutture sono rimaste intatte, ma le persone hanno drasticamente ridotto i propri spostamenti. Questo rallentamento globale delle attività umane è stato definito dagli scienziati “anthropause”.






