Milano, 12 lug. (askanews) – L’acquacoltura norvegese sta cambiando modello produttivo, puntando su allevamenti a terra, piattaforme offshore, gabbie sommerse e sistemi semi-chiusi o completamente chiusi. Il settore prova così a ridefinire i propri standard sul piano della sostenibilità, del controllo dell’allevamento e della sicurezza alimentare.
Il passaggio riguarda uno dei comparti più avanzati dell’industria ittica europea e si misura su più piani: innovazione tecnologica, organizzazione della produzione, gestione sanitaria e uso dei dati. Secondo il Norwegian Seafood Council, l’obiettivo è fare del salmone norvegese una delle proteine più efficienti sotto il profilo della sostenibilità e fra le più controllate al mondo.
Tra i modelli più evidenti c’è il land-based farming, basato su impianti a ricircolo dell’acqua in grado di governare con precisione le condizioni di allevamento. In Norvegia uno degli esempi più avanzati è Salmon Evolution, sull’isola di Indre Haroy, sulla costa occidentale del Paese, nel principale distretto mondiale dell’acquacoltura del salmone. Qui quasi 2 milioni di salmoni crescono in 24 vasche a terra attraverso un sistema ibrido flow-through che unisce ricambio continuo di acqua marina, filtrazione avanzata e trattamento UV. L’acqua viene prelevata dal mare, purificata e fatta circolare in un ambiente controllato, per poi essere nuovamente trattata prima della reimmissione in oceano. I residui organici vengono recuperati e trasformati in biogas e fertilizzanti, secondo una logica di economia circolare.







