Sulle tavole degli italiani c’è sempre più pesce, allevato e soprattutto straniero.
Appena 19 concessioni per gli allevamenti in mare su oltre 8mila chilometri di costa fanno dell’Italia la cenerentola d’Europa nel settore.
Nonostante un consumo superiore alla media europea, 31 kg pro capite l’anno contro 24, concentrato al 60% fuori casa e cresciuto del 3% nel 2024, il deficit complessivo ha raggiunto l’86% (quello Ue si ferma al 73%, con un rosso nella bilancia commerciale di 20 miliardi, di cui sette a carico dell’Italia).
Eppure l’acquacoltura è un settore in salute con ampi margini di crescita vista anche la crisi della pesca tradizionale, ai danni della quale ha operato a livello globale un sorpasso storico lo scorso anno destinato a consolidarsi nel 2050 quando, secondo la Fao, coprirà il 70% dei consumi mondiali.
Come emerso in un recente incontro promosso dall’ Associazione piscicoltori italiani , gli allevamenti puntano a raddoppiare la produzione, alleandosi con la pesca tradizionale per intercettare un consumo crescente sempre più coperto dalle importazioni.








