Avrebbe compiuto 94 anni il 12 luglio 2026. Ma per ricordare Luciano Rispoli non basta riaprire l’album della televisione in bianco e nero o riproporre le immagini di un conduttore sorridente, con gli occhiali sottili e una voce che non aveva bisogno di alzarsi per farsi ascoltare. Rispoli rappresentò qualcosa di più profondo: un’idea di televisione nella quale la cultura non era considerata una punizione, la conversazione non coincideva con il litigio e il pubblico non veniva trattato come una massa da conquistare attraverso lo scandalo.
Nato a Reggio Calabria il 12 luglio 1932, arrivò in Rai nel 1954, proprio nell’anno in cui iniziarono le trasmissioni televisive regolari in Italia. Entrò dopo aver superato un concorso per radiocronisti e attraversò oltre mezzo secolo di storia della radio e della televisione, diventando autore, dirigente e conduttore di alcuni programmi rimasti nella memoria collettiva.
Il ragazzo di Reggio entrato in Rai nel 1954
Quando Rispoli varcò le porte della Rai, la televisione italiana era ancora un esperimento. Poche famiglie possedevano un apparecchio, le trasmissioni occupavano soltanto alcune ore della giornata e il servizio pubblico aveva una missione dichiarata: informare, educare e intrattenere. Rispoli crebbe professionalmente dentro quella stagione pionieristica. Non si limitò a presentare programmi. Partecipò alla costruzione dei linguaggi della radio moderna e alla progettazione di trasmissioni destinate a cambiare il rapporto tra il pubblico e il mezzo. Fu autore e dirigente dei programmi radiofonici, contribuì alla nascita di format innovativi e, dal 1977 al 1987, diresse il Dipartimento Scuola Educazione della Rai, struttura dalla quale sarebbe poi nata Rai Educational.











