di Alessandro Zedde

Alle sei del mattino, in un paese della Sardegna, il pullman porta via studenti, lavoratori e giovani diretti verso città e aeroporti. Dietro restano case chiuse, anziani e comunità che invecchiano. È una scena che si ripete in molte aree interne europee, dai Carpazi all’Appennino, dove alla crescente mobilità dei giovani si affianca lo svuotamento progressivo dei piccoli territori.

Negli ultimi decenni l’Unione europea ha costruito un’infrastruttura efficace per favorire la mobilità attraverso Erasmus+, il Corpo europeo di solidarietà e la libertà di circolazione. Non ha però sviluppato con la stessa efficacia le condizioni perché quei giovani possano scegliere di tornare o restare. Il problema non è la partenza, ma l’assenza di opportunità nei luoghi di origine.

I dati confermano una tendenza strutturale. Tra il 2014 e il 2024 le aree rurali europee hanno perso quasi otto milioni di abitanti, mentre le città ne hanno guadagnati oltre dieci milioni. A lasciare questi territori sono soprattutto i giovani, mentre cresce la popolazione anziana. In Italia il fenomeno interessa in particolare le aree interne, lontane dai servizi essenziali, dove il calo demografico è molto più marcato rispetto ai comuni centrali.