Dopo la telecronaca del Palio di luglio di Franco Masoni viene naturale pensare a quale forza abbia in noi la nostalgia. Si perché, oltre l’immediata cifra della commozione di chi si apre senza pudore ai sentimenti, Franco impersonifica oggi alla perfezione quel sentimento che ci dà il brivido della nostra imperfezione. La sua interrotta cronaca è una lezione "a cuore aperto" di come si interpreta un fatto di cronaca che va ben oltre le immagini. Ed è una lezione commossa per tutti: i giovani guardano al futuro come i vecchi al passato. I primi con speranza, i secondi con nostalgia. Se lo ascolti con attenzione sembra volerti dire: "Vieni che ti faccio vedere come si crea una tempesta passando la mano sopra antiche fotografie impolverate!". Franco Masoni va ormai oltre il senso di un ruolo da oltre cinquant’anni. Qualcuno scomoderebbe Umberto Eco e il saggio "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove si cerca di comprendere come la semplicità sia stata la chiave per arrivare a tutti. Masoni ha inventato un linguaggio, ha codificato un alfabeto, un dizionario della rappresentazione paliesca. La coerenza è stata la sua bussola perché un uomo coerente crede nel destino e se lo costruisce, come ha fatto lui. La foto di Augusto Mattioli ci riporta agli anni settanta: talvolta, a notte fonda, accendiamo la televisione e ci passa una sua telecronaca: la voce perennemente alterata, una descrizione che sembra affidata al caso, ma che poi, come un difficile puzzle, si ricongiunge sempre alla sentenza della corsa. Così ogni notte ci sdraiamo in un cimitero di ricordi. Il segreto per essere compresi è la coerenza. Alla perfezione preferisco la coerenza. Masoni piace ancora di più quando sbaglia, perché eleva l’errore, anche il più evidente, a dignità di figura retorica. Sono indimenticabili. Ha scritto un nuovo capitolo, tutto senese, fra comunicazione di massa e cultura. Ci illude che la vita sia un cavallo fiancato che parte chissà verso dove. Si può dire che fare televisione a Siena è prima e dopo di lui. Il durante è oggi, compresa questa vittoria dell’Aquila che sembra seguire un copione da film di guerra, quando la scena è calma dopo la battaglia e sul campo ci sono ancora i feriti che si lamentano. Se l’effetto è superiore anche al contenuto, se lo struggimento assomiglia ad un dramma pucciniano, dove il personaggio vince sulla causa, possiamo affermare con sicurezza che ottant’anni non sono passati invano.
Masoni, cronaca interrotta. Lezione a ’cuore aperto’
Come si interpreta un fatto che va ben oltre le immagini .









