Il 18 gennaio 1949 Edward Hopper consegnò al suo gallerista un quadro che rappresentava tre persone in un ambiente vasto e spoglio, un loft, illuminato solo dall’esterno. Una delle persone è seduta e sta parlando, le altre due (un uomo e una donna) sono in piedi e ascoltano. Dietro di loro, delle pezze di tessuto. Quasi subito, Conference at Night fu acquistato da Stephen Clark, uno dei principali collezionisti di Hopper. Un mese dopo, però, Clark restituì il quadro alla galleria perché la moglie di Clark era convinta che l’opera assomigliasse un po’ troppo «alla riunione di una cellula comunista».
L’EPISODIO ci dice quanto la paranoia della guerra fredda fosse penetrata a fondo nella borghesia americana: siamo nel 1949, l’anno dell’esplosione della bomba atomica sovietica in agosto e della vittoria di Mao in Cina in ottobre. È l’anno dei decreti del presidente Truman sulla lealtà dei dipendenti federali, della convenzione del Cio che espelle undici sindacati di sinistra. Nell’estate del 1948 erano stati arrestati Alger Hiss e i vertici del partito comunista degli Stati uniti, che peraltro non aveva mai avuto più di qualche migliaio di iscritti; nell’autunno del 1949 Judith Coplon, una funzionaria del dipartimento di Giustizia, viene processata per spionaggio a favore dell’Unione Sovietica. La Red Scare, la grande paura dei “rossi” è già pervasiva, ancora prima del celebre discorso del senatore Joe McCarthy a Wheeling, in Virginia, il 9 febbraio 1950, che darà inizio alla persecuzione di centinaia di migliaia di americani.







