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Non è più soltanto una questione di contenuti dannosi, privacy o pubblicità invasiva. Nel mirino dell’Unione europea finisce l’architettura stessa di Facebook e Instagram: il modo in cui le piattaforme sono progettate per trattenere l’utente e trasformare ogni gesto in un impulso a continuare. Secondo le conclusioni preliminari dell’indagine avviata nel maggio 2024, Meta avrebbe violato il Digital services act perché non avrebbe valutato e contrastato adeguatamente i rischi di dipendenza legati al design dei suoi servizi.

La contestazione riguarda strumenti ormai quasi invisibili: lo scroll infinito, che elimina il momento naturale in cui fermarsi; la riproduzione automatica, che avvia un contenuto prima che l’utente scelga davvero di guardarlo; le notifiche push, costruite per richiamarlo; e i sistemi di raccomandazione personalizzati, capaci di prevedere ciò che può catturare più a lungo la sua attenzione. Insieme formano un ambiente che riduce le occasioni di scelta consapevole e spinge verso una fruizione automatica e compulsiva.

È questo il cuore dell’accusa europea: la dipendenza non sarebbe un effetto collaterale, ma un rischio prodotto dal modello di progettazione. L’economia delle piattaforme vive di coinvolgimento, tempo e dati. Più l’utente resta, più contenuti vede, più segnali comportamentali produce e maggiori diventano le opportunità di monetizzazione. Il design, dunque, non è neutrale: è la macchina che converte l’attenzione in profitto.