Negli Stati Uniti, più del 40% degli adolescenti dichiara di provare sentimenti persistenti di tristezza o disperazione. In Italia il quadro non è molto diverso. E la risposta, secondo la scienza, potrebbe essere più vicina di quanto pensiamo. Kenneth Barish, psicologo clinico del Weill Cornell Medicine e autore del libro The Art and Science of Parenting and Grandparenting, ha dedicato quarant’anni di lavoro clinico a capire cosa rende i bambini emotivamente sani. La sua conclusione è sorprendentemente semplice: i bambini hanno bisogno dei nonni.
Perché i nonni contano più che mai
«Non ci siamo evoluti per crescere i figli con così poco supporto da parte della famiglia allargata», spiega Barish. «I bambini hanno bisogno dei nonni e lo hanno sempre avuto». Il problema è che nelle ultime decadi le famiglie si sono progressivamente frammentate. I nonni vivono lontano, il tempo è sempre poco, le giornate sono dense di impegni. Questo vuoto, sostiene lo psicologo, ha contribuito ad alimentare la crisi di salute mentale che stiamo osservando tra le giovani generazioni.
I nonni offrono qualcosa che i genitori — per quanto presenti e amorevoli — non sempre riescono a dare: tempo senza agenda, ascolto senza giudizio, presenza senza aspettative. Non devono preoccuparsi dei voti, degli orari, delle valutazioni scolastiche. Possono semplicemente accompagnare nella crescita con la loro presenza.








