Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology, il fatto che i genitori passino sempre più tempo incollati allo smartphone quando i bambini sono piccoli, potrebbe portare in futuro a una generazione di ragazzi più ansiosi o più evitanti
Una cucchiaiata di pappa e poi lo sguardo torna a incollarsi sullo schermo. Un sorriso raggiante rivolto al bambino, e di nuovo l’attenzione di mamma e papà è completamente catturata dal dispositivo. Oggi il punto di vista di molti bambini è questo: con un pizzico di gelosia devono dividere le attenzioni dei genitori con gli smartphone, il tempo che dovrebbe essere dedicato a loro è interrotto dalla presenza onnipresente dei dispositivi, che distraggono mamma e papà con notifiche, messaggi, video da guardare. Anche i dati attestano che la dipendenza dallo smartphone non ha età: gli adulti, insieme ad adolescenti e bambini sono esposti al rischio di non riuscire a staccarsi dagli schermi. Lo vediamo ovunque: sui mezzi pubblici sfilare lo smartphone dalla tasca diventa quasi un gesto automatico, i tempi morti e le pause vengono fagocitate dagli schermi. E sono a rischio anche gli anziani: il 74% dei pensionati usa regolarmente i social media, la metà trascorrendo online almeno un’ora al giorno. È stato coniato il termine «phubbing» per indicare chi, anche se ha qualcuno vicino, lo ignora per concentrarsi sullo smartphone. Per i bambini però, vedere costantemente i genitori attaccati al cellulare può tradursi in problemi di attaccamento futuri, che si trascinano fino all’adolescenza, dice uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Psychology.









