Troppo tempo e troppo presto. Il rapporto dei più piccoli con il mondo digitale – smartphone, tablet e compagni – è più che fascinazione, è quasi dipendenza fino alla “sedazione emotiva” di quando sono gli adulti a dare un dispositivo ai più piccoli per tenerli buoni. Con danni in parte insospettabili non solo al peso, alla vista e alla socialità ma addirittura alla struttura cerebrale che nei consumatori accaniti di tecnologia si modifica.

Gli Stati generali sul bambino digitale

E allora retromarcia, indietro tutta. E la Sip, la Società italiana di Pediatria – che già in passato per ben due volte, nel 2018 e 2019, aveva raccomandato di non dare alcun dispositivo prima dei due anni, di limitarli a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni e a meno di due ore dopo i 5 anni, sotto controllo di un adulto – torna ad affrontare il tema del bambino digitale con toni da allarme. E anzi dedica al tema gli Stati Generali della Pediatria 2025 appena presentati al Senato.

Ogni ora davanti allo schermo crescono i rischi

E il perché è presto detto: ogni ora passata davanti a uno schermo è un aumento di rischio fisico e mentale. Mezz’ora in più al giorno rispetto a 15 minuti di uso medio possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni, ogni ora aggiuntiva riduce il sonno di circa 15 minuti nei bambini tra 3 e 5 anni; oltre 50 minuti in più al giorno si associano a un maggior rischio di ipertensione pediatrica. E già tra i 3 e i 6 anni a quello di sovrappeso. Insomma, c’è poco da scherzare.