La corrosione è una delle principali cause di cedimenti strutturali e rappresenta un onere sostanziale per le industrie e la società, con costi globali stimati in oltre 2,5 trilioni di dollari all'anno. Le caratteristiche del nuovo materiale autoriparante
Come può un semplice “materiale smart” (è vietatissimo chiamarlo “vernice”, anche se viene spruzzato sui componenti di un prodotto) coprire graffi, riparare da solo piccole crepe o perfino danni strutturali, aiutato al massimo da un po’ di calore o dalla luce? Un materiale appena brevettato da una società spinoff del Politecnico di Zurigo ci riesce.
Cos’è Archemid?Si provi ad immaginare la prua di una nave portacontainer. Ne avete mai vista una senza ruggine o incrostazioni, tanto da aver perso qualche metro quadro di vernice? Il problema, ovviamente, non è solo estetico ma anche funzionale. Archemid è una nuova classe di polimeri multifunzionali autosigillanti e riciclabili che vuole andare a sostituire i tradizionali rivestimenti industriali. Resiste, ripara e non è nemmeno inquinante. La ricerca sul polyphenylene methylene è stata portata avanti da Archemides AG, una startup tech locale specializzata in materiali avanzati e sostenibili presso l’ETH Zurich (il Politecnico Federale Elvetico). L’obiettivo finale è offrire una soluzione alternativa ai rivestimenti tradizionali che contengono Pfas o cromo inquinanti e allungare la vita dei materiali industriali. Le potenziali applicazioni vanno dalle costruzioni all’elettronica, dalla mobilità ai beni di consumo fino all’industria aerospaziale. Il gruppo di lavoro di Archemid conta parecchi cervelli italiani, a partire da Marco D'Elia, il Ceo nonchè co-fondatore. Abbiamo chiesto proprio a lui di accompagnarci nel racconto.








