Un materiale composito, ultra resistente ed in grado di “autoriparsi” più di 1.000 volte, per durare oltre 100 anni. Anche di più dell’oggetto per cui è stato utilizzato. Un’innovazione ecologica che ridurrebbe costi di manutenzione e rifiuti da smaltire, quella che ci porta nei laboratori della North Carolina State University negli Stati Uniti, dove un gruppo di ricerca ha sviluppato un materiale dalle caratteristiche a dir poco miracolose.
I compositi strutturali naturali, come il legno, hanno tra le loro caratteristiche originali la capacità di autoripararsi dopo un danno. Anche i materiali compositi sintetici si ispirano a queste peculiarità naturali: rigidità e resistenza. Tra i più usati la fibra di carbonio, impiegata in molte strutture perché particolarmente resistente e prodotte a costi contenuti. L’impiego dei materiali compositi, infatti, è molto esteso: dalle ali degli aerei di linea, compresi Boieng e Airbus, alle pale degli impianti eolici, dalle automobili ai veicoli spaziali.
Il vantaggio, dunque, è la grande flessibilità di utilizzo, ma ci sono anche criticità. Uno dei principali limiti, è la degradazione fisica che inizia dopo un certo numero di anni, dando vita a un fenomeno noto come delaminazione, in cui il materiale si separa in strati distinti, come gli strati di una cipolla. Questo processo è particolarmente temuto, anzitutto perché è invisibile agli occhi e richiede un monitoraggio strumentale continuo.






