Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiMercato dell’arte in spolvero nel primo semestre 2026 dopo che le prime 3 case d’aste più importanti (Christie’s, Sotheby’s e Phillips) hanno registrato un fatturato di circa 6,7 miliardi di dollari (5,9 miliardi di euro), in crescita del 71%. Risultato raggiunto pur a fronte di un incremento contenuto del numero di aste (+10,3%) ma nel confronto disomogeneo con un primo semestre 2025 meno brillante.

Comunque, adesso, l’arte più che essere considerata un bene rifugio tra quadri, sculture e anche orologi e memorabilia, come il Golden Ticket della fabbrica di Willy Wonka dell’omonimo film, almeno secondo i dati emersi nella recente conferenza romana «Il mercato dell’arte e dei beni da collezione» organizzata da Deloitte Private Art&Finance, ha beneficiato nel suo mercato secondario della costruzione dei cataloghi nell'autunno 2025, basati su opere di elevata qualità e importanti collezioni.

L’effetto indiretto dell’arte digitale

Non solo, l’arte viene ormai influenzata soprattutto da un trend più generale e di lungo corso in prospettiva: «in un contesto in cui i contenuti digitali sono sempre più facilmente replicabili, il valore continua a concentrarsi su beni unici e irriproducibili. A questo si affianca una rinnovata vivacità delle fasce intermedie del mercato, sostenuta da una nuova generazione di collezionisti con preferenze e modalità di acquisto differenti», hanno sottolineato da Deloitte Private.