Nonostante la tecnologia riesca a proporre contenuti digitali sempre più facilmente replicabili ed economici, il valore continua a concentrarsi su beni unici e irriproducibili. In questa prospettiva diventa consequenziale l’aumento del fatturato delle aste delle principali major internazionali (Christie’s, Sotheby’s e Phillips) nel primo semestre del 2026. Si parla di un totale di 6,7 miliardi di dollari, che corrisponde a una crescita del 71% rispetto alla prima metà dell’anno precedente, peraltro a fronte di un incremento più contenuto del numero di aste (+10,3%). Se ne è parlato nella conferenza “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione”, organizzata a Roma da Deloitte Private Art & Finance.

“L’andamento positivo, che sembra confermare i segnali di ripresa del mercato secondario già emersi nella seconda parte del 2025, è riconducibile anche alla rinnovata fiducia che il mercato aveva trasmesso ai collezionisti, in particolare sul fronte dei venditori”, spiega Ernsesto Lanzillo, Deloitte private leader. “I mesi di ottobre, novembre e dicembre sono infatti determinanti per la costruzione dei cataloghi delle vendite dei primi mesi dell’anno successivo e gli ottimi risultati registrati dalle single-owner collection nelle aste autunnali potrebbero aver favorito l’immissione sul mercato di opere di elevata qualità”.