Che difetto hanno gli italoamericani? Non essere musulmani? Non essere «colorati»? Fanno sfilare troppi santi e Madonne e troppi pochi carri del gay pride?

Immaginiamo che i loro connotati etnici e culturali non siano molto diversi da quelli dei russofoni di Little Odessa, a Brooklyn. Eppure, a differenza di questi ultimi, i discendenti dei nostri connazionali sono stati esclusi dalla mappa dei quartieri di immigrati a New York, appena elaborata dalla nuova amministrazione di Zorhan Mamdani, il sindaco islamocomunista che ha mandato in visibilio la sinistra – Elly Schlein in testa – quando ha vinto le elezioni promettendo che anche i ricchi avrebbero pianto.

Per il momento, gli abitanti della Grande Mela sono solo incazzati. Specialmente gli eredi degli emigrati italiani, perché il primo cittadino falce e mezzaluna, ancorché così sensibile ai diritti delle minoranze, non ha inserito Little Italy nella cartina che illustra le aree di New York con le enclave di cittadini originari di altri Paesi.

Nel grafico compaiono proprio tutti: i cinesi, i coreani, i dominicani, i colombiani, gli ecuadoriani, gli egiziani, gli indiani, gli haitiani, i pakistani, ovviamente i palestinesi, gli yemeniti, gli abitanti di ben due Little Africa (nel Queens e a Staten Island), i senegalesi, i guyanesi, i messicani, i bengalesi, financo i tibetani. Ma tra i pochi europei – polacchi, ucraini, albanesi – non figurano gli italiani.