La procreazione medicalmente assistita ha anche un impatto economico. Che si trasforma in beneficio fiscale per i Paesi più all’avanguardia. Tra cui non c’è il nostro. Mentre prende piede la crioconservazione degli ovociti…
Per anni la procreazione medicalmente assistita (Pma) è stata raccontata come una questione etica, sanitaria o individuale. Meno si è parlato del suo impatto economico. Eppure, l’infertilità ha un costo che va ben oltre quello sostenuto dalle persone: pesa sul Servizio sanitario nazionale, alimenta la mobilità sanitaria e il turismo procreativo, si intreccia con il calo delle nascite e, in ultima analisi, con la sostenibilità economica del Paese.
L’infertilità riguarda circa una persona su sei nel mondo
Secondo il registro nazionale della Pma dell’Istituto superiore di sanità, nel 2023 sono state trattate in Italia 89.870 coppie e, grazie alla procreazione medicalmente assistita, sono nati 17.235 bambini, pari al 4,5 per cento delle nascite. Numeri in crescita, mentre quello totale dei nuovi nati continua a diminuire. E non si tratta di un tema solo italiano: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che l’infertilità riguardi circa una persona su sei nel mondo, rendendola una questione di salute pubblica prima ancora che un problema individuale.










