Shawn Levy aveva appena pubblicato una biografia su Paul Newman che già aveva iniziato a pensare al libro successivo. “Mi attirava Clint Eastwood, perché era l’esatto l’opposto: una star del cinema certo non di sinistra, con una serie di relazioni complicate e sgradevoli al posto di un matrimonio da favola. Ma in quel periodo stava uscendo un altro volume su di lui e allora mi sono fermato. È andata bene così, però: mi sarei perso un mucchio di cose che sarebbero successe dopo, compreso American Sniper, il film di Eastwood che in assoluto ha incassato più di tutti”. Critico cinematografico e autore di varie biografie – la prima, su Jerry Lewis, fece infuriare il comico – in Clint (Hoepli), Levy ripercorre la lunga vita dell’attore e regista. Dall’infanzia fino all’uscita di Giurato numero 2, nel 2024: “Alcune voci dicono che ne potrebbe arrivare un altro, ma non ne sono convinto. Ha appena compiuto 96 anni e non appare in pubblico già da un po’”.
Il texano dagli occhi di ghiaccio (’76). foto di Michael Ochs
Lei si chiede come sia possibile che un attore, noto perché capace di avere solo due espressioni – con sigaro in bocca e senza –, sia diventato una grande star?
“All’inizio della carriera, quando studiava agli Universal Studios, dove più che formare attori creavano persone da far apparire sullo schermo, la lezione principale del suo insegnante era: “Non limitarti a fare qualcosa, piuttosto stai lì fermo”. E lui diventò bravissimo in questo. Almeno fino agli anni 80. In Fuga da Alcatraz, Bronco Billy, Honkytonk Man lo si vede recitare. Senza essere Paul Newman o Al Pacino... ma recita”.







