Dai western di Sergio Leone a “Giurato numero 2”, Clint ha attraversato Hollywood senza farsi addomesticaredi Francesco Musolinogiovedì 4 giugno 20263' di letturaNon ci sarà un ultimo duello e nessun’altra battuta da imparare a memoria, con buona pace dei fan. Clint Eastwood ha scelto di uscire di scena nel modo più coerente con la sua leggenda: senza dare nessuna spiegazione. È bastata una frase del figlio Kyle, musicista jazz che ha lavorato alle colonne sonore di diversi suoi film, durante un concerto ad Amiens, in Francia: «Ora è in pensione. Ma sono stato molto fortunato a poter lavorare con lui su parecchi film». Nato a San Francisco nel 1930, Eastwood cominciò negli anni Cinquanta, mala svolta arrivò quando Sergio Leone lo trasformò nello straniero senza nome della Trilogia del dollaro. Un poncho, un sigaro, una pistola e quello sguardo ridotto a una fessura: così nascono le leggende. Poi venne l’ispettore Callaghan, poliziotto brutale e iconico, amatissimo e contestato. Nel 1971 debuttò dietro la macchina da presa con Brivido nella notte e da allora non ha più smesso di costruire film come un vero artigiano. Mentre cambiavano le stagioni del cinema americano, Eastwood restava un’anomalia produttiva. Con la sua Malpaso Productions ha difeso un’idea quasi estinta: film girati rapidamente, controllando i costi, senza l’ansia di voler compiacere il mercato. Eastwood non ha attraversato Hollywood da reduce, l’ha attraversata da uomo libero.ATTORE E REGISTA
Eastwood dice basta, ci restano i buonisti | Libero Quotidiano.it
Non ci sarà un ultimo duello e nessun’altra battuta da imparare a memoria, con buona pace dei fan. Clint Eastwood ha scelto di uscir...











